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territorio

PRO CHIONS

Villa Perotti - Via San Giuseppe, 1
Chions (PN) 33083
Cellulare: 339 6427444
Fax: 0434 649181
E-mail: micester@tin.it

PRO TAIEDO

Piazza 4 Novembre, 3
Taiedo di Chions (PN) 33083
Telefono: 0434 635170
E-mail: bortolussigian@interfree.it
 

La zona conserva nelle strutture ortogonali delle vie e dei campi i segni inequivocabili della centuriazione dell’agro di Julia Concordia, compiuta a partire dal 41 a.C. dai Romani tra Livenza e Tagliamento. Tra decumani e kardines che componevano un disegno regolare, il territorio di Chions ha mantenuto sino ai tempi recenti la vocazione agraria. Troviamo infatti numerosi toponimi prediali romani e medievali legati alle coltivazioni e all’allevamento. L’origine etimologica del toponimo Chions è attestato da un Villa Caum dell’anno 1072, seguito da de Chaone e de Caons del Duecento; un’altra duplice interpretazione è da cagociu in origine soprannome col significato di “persona boriosa, altezzosa” oppure dal latino cucutia che significa zucca. Tra il secolo XIV e XV Chions apparteneva ai Signori di Panigai, Taiedo ai Porcia, Villotta e Torrate ai Signori di Sbrojavacca. E’ documentato che a Chions sia esistita una centa, rilevata a nord-est del territorio con un terreno rialzato di 4 metri rispetto al piano e con una circonferenza di circa 250 metri. L’attuale campanile, del quale resta poco di originale per gli interventi subiti, non sarebbe altro che l’antica torre. La frazione di Taiedo, deriva dal latino tilia che stava ad indicare un bosco di tigli. Dipendeva da San Vito e quindi dal Patriarca di Aquileia anche dopo la conquista da parte veneziana del Friuli. Nel 1367 il Patriarca Marquando conferiva l’investitura di un maso a Sindrico di Sbrojavacca, mentre la costruzione dell’attuale chiesa e il campanile risalgono al 1420.

Taiedo è riportata nei libri di storia per una controversia fra il Patriarca Giovanni Grimani e la Repubblica Veneta riguardante i diritti sul suo feudo, che apparteneva ad un ramo della famiglia Altan estintasi in quegli anni. Per comporla intervennero il Papa, i Re di Francia, di Spagna e sotto il regno di Sisto V la vertenza fu sanata con l’espediente, escogitato dal Senato veneto, di donare il feudo al Sommo Pontefice.