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PRO SAN VITO al TAGLIAMENTO
Via Amalteo, 1/b
San Vito al Tagliamento (PN) 33078
Telefono/Fax: 0434 875075 E-mail: prosanvito@adriacom.it
Web: www.prosanvito.it
San Vito al Tagliamento: un paesaggio naturalistico ricco di acque e vegetazione, favorevole, quale habitat naturale di zona di risorgive, all’insediamento. Agli occhi del visitatore odierno San Vito si presenta come una graziosa ed elegante cittadina anche se apparentemente di esclusiva impronta medievale per le antiche fosse ancora in vista. Il territorio sanvitese vanta numerosi reperti che attestano un insediamento umano in epoca già preistorica e romana. Negli ultimi quarant’anni in questo territorio è stato rinvenuto molto materiale archeologico e sulla base di queste scoperte si può affermare che la terra di San Vito ebbe nella preistoria i suoi primi abitatori. Diecimila anni di continuità di vita dell’uomo in Friuli: alla luce notevoli depositi di selci lavorate, una necropoli dell’età del ferro e una ricca quantità di reperti romani. La zona, all’epoca di Roma Imperiale, era attraversata da numerose vie commerciali e militari, e lungo queste vie erano distribuiti castellieri con guarnigioni o piccoli fondaci, quali magazzini per le merci che gli antichi mercanti erano autorizzati ad aprire in empori commerciali stranieri, e nei dintorni a poco a poco sorsero piccole dimore e paesi. 122 Così San Vito con le sue abitazioni che dovevano trovarsi verso ponente del paese, vanta un’iscrizione su una pietra trovata lungo quella via: a castro veneris divae, facile presupporre che ivi esistesse l’antico paese chiamato Castrum Veneris. La formazione del tessuto urbano sanvitese venne dettata proprio dallo sviluppo di due elementi: il castello ed il borgo. Giacché la tradizione, recentemente contestata da alcuni, vuole che nel 981 l’imperatore Ottone II donò al patriarca d’Aquileia Rodoaldo duas cortes, videlicet cortem de versia, et Cortem Sancti Vit cum omnibus juribus, et pertinentibus, ad ipsas Cortes intus et in circuitu pertinentibus e considerando che Corte significa villaggio con molti poderi, talvolta con castello, è lecito dedurre che il Castello di San Vito esisteva già prima del 1000. Dopo la sua costituzione giuridica, San Vito ebbe dal patriarca il proprio sigillo e lo stemma consistente in una mano aperta nell’atto di benedire e appartenne alla signoria dei patriarchi di Aquileia, divenendone soggiorno prediletto, dall’anno della donazione alla morte dell’ultimo patriarca primo arcivescovo di Udine Daniele Delfino (1762). Alla venuta dei patriarchi, per contrapporre la loro potenza a quella degli abati e per poter difendersi dalle aggressive ambizioni dei nobili e dalle potenti case anelanti alla conquista del Friuli, si deve la fortificazione del Castello di San Vito che venne dato in custodia alle potenti famiglie anche forestiere. A queste, che furono onorate di titoli nobiliari, venne concesso il feudo d’abitanza entro le mura del castello. Alla fine del ‘200 San Vito conobbe un periodo di espansione e fortificazione: immigrarono in Friuli commercianti toscani e politici lombardi, venne restaurato sotto la reggenza del Patriarca Raimondo della Torre il palazzo patriarcale e furono costruite le torri Raimonda e Scaramuccia quali punti di accesso fortificati. Si costituì un Consiglio di “abitatori e vicini” per la reggenza della comunità che continuava a crescere tanto che lo stesso ebbe viva voce nel Parlamento della Patria del Friuli ove elaborò anche norme di diritto friulano. Nel 1341 fu istituito il mercato settimanale della domenica per essere nel ‘500 portato all’interno delle mura e spostato all’odierno e tradizionale appuntamento del venerdì. Nel 1420 Venezia conquistò la Patria del Friuli che si vide costretta a rinunciare alla propria autonomia, ma che non fu abbandonata però dal Patriarca che nel 1445, riconoscendo la legittimità della conquista veneziana, riottenne un limitato potere temporale su tre luoghi tra i quali San Vito. Col passaggio di San Vito nell’orbita veneta, affluì nuova popolazione e si assistette ad un ulteriore e notevole sviluppo architettonico e artistico con l’abbandono di una fase di impronta tipicamente gotica e grande fu il fermento culturale: sorsero il campanile (1484), la chiesa di San Lorenzo (1479) presso il convento Domenicano ora Biblioteca Civica, Palazzo Altan Rota ora sede municipale, la Chiesa dei Battuti (1493). Furono a San Vito il pittore Andrea Bellunello, Pomponio Amalteo, lo scultore Pilacorte, maestri di grammatica, scienziati e letterati. Ed ecco che il ‘500 scolpì la fisionomia odierna del centro storico: ampliato e allargato il fossato con l’inclusione del borgo San Lorenzo e borgo Taliano, costruita la torre Grimana ed il torrione a sud est, lo stradone di Savorgnano e restaurato il palazzo patriarcale, la piazza venne ampliata e assunse la struttura attuale. Ricorrenti furono le epidemie e le carestie, alle quali si aggiunsero le sommosse contadine e l’incursione dei turchi nel 1499 o 1477. Effetti disastrosi ebbe un’epidemia di peste che nel 1630 colpì le popolazioni rurali, da qui una crisi dell’agricoltura per mancati investimenti, mancanza di manodopera, ricorso alla mezzadria e affittanza, calo delle attività commerciali, e abbandono della rete viaria, conseguenze queste anche dovute alla perdita di ruolo della Repubblica di Venezia. A cambiare la situazione l’anno 1751, durante il quale il potere temporale e spirituale del Patriarcato di Aquileia di fatto cessò di esistere per volere di Papa Benedetto XIV e così la Repubblica Veneziana prese pieno possesso della giurisdizione di San Vito, cancellando insegne e memorie e demolendo lo stesso palazzo patriarcale. Il ‘700 fu secolo di grandi mutamenti: furono costruiti il Monastero della Visitazione, il nuovo Duomo e numerose residenze, fiorirono attività commerciali e manifatturiere, si potenziò con successo la bachicoltura e la nuova borghesia veneta penetrò con la propria cultura il centro sanvitese lasciando tracce di sé insieme ad un influsso anche linguistico che però non intaccò la presenza linguistica prettamente friulana delle campagne. Eventi come la Rivoluzione Francese, in seguito la presenza asburgica e la caduta di Venezia lasciarono un segno determinante e di conseguenza decisivi mutamenti di carattere sociale e culturale quali l’abolizione di molti privilegi nobiliari, la soppressione di diritti feudali; anni in cui le idee di rivoluzione francese e le riforme attecchirono e penetrarono nella regione per poi subire un moto inverso di tendenza con il controllo conservatore austriaco del 1814. Ma le idee di libertà ed indipendenza che circolavano oramai in tutta la penisola ebbero la meglio e dopo la simbolica partecipazione di 25 friulani alla spedizione garibaldina e dopo lotte e
battaglie, nel 1866 San Vito fu annessa al Regno d’Italia. Non tardarono però ad arrivare i tragici eventi bellici mondiali che portarono nuove carestie e nuovi lutti, un secondo dopoguerra caratterizzato da una forte emigrazione, anni difficili ma superati con impegno, ed ecco la San Vito di oggi, viva di una realtà industriale ed economica, una San Vito ricca di appuntamenti culturali che fanno rivivere tutte le sue innumerevoli bellezze.